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La forza della luce

Intervista a Marcello Gennari
pubblicata su PORTE & FINESTRE - ottobre 2011

Carta di riso, foglie di Buddha e lino velano la Luce attraverso il vetro, creando atmosfere misteriose e rarefatte
66 porte. E questo il notevole e invidiabile risultato della collaborazione, iniziata nel 2004, tra il designer Marcello Gennari e Cristal, di cui e art director. «Quando l’azienda mi propose di progettare le nuove porte in vetro accettai con entusiasmo, percependo lo slancio istintivo verso la sperimentazione. Desideravano trasformare la loro attività dalla produzione di vetri artistici per porte a quella di porte in vetro stratificato di sicurezza di gusto contemporaneo. Davvero un incarico interessante!».
foto. Evoluzione è impreziosita da vere foglie di Buddha disidratate, poste tra due lastre di vetro satinato e stratificato. In questa versione, la porta scorre all’esterno del muro, mentre struttura e telaio sono in legno impiallacciato con rovere sbiancato.
Indubbiamente ha accettato una bella sfida. Forse perché il vetro e uno dei materiali che predilige?
Si, insieme a legno e acciaio. Sono sempre alla ricerca di nuovi materiali e nuove tecnologie, non solo per motivi professionali: e qualcosa che fa parte del mio DNA.
Ritiene che il vetro abbia grandi potenzialità nel design delle porte?
Si, e la tecnologia di Cristal per la stratificazione di sicurezza del vetro e stata una vera fonte di ispirazione. Realizzata ad alte temperature e sottovuoto, la stratificazione ha la caratteristica di accoppiare, per ogni porta, due lastre di vetro unite in modo permanente da un film trasparente. Da qui e nata l’idea di racchiudere materiali pregiati sotto vetro, come la carta di riso washi.
Un mix di hi-tech e di ispirazione orientale, dunque...
Sono sempre stato affascinato dal rigore e dall’atmosfera delle case giapponesi e dal loro sistema di divisori in legno, chiamate shoji, e carta di riso washi. E proprio da qui parte la prima ricerca.
Quali sono le particolarità della carta di riso?
La carta di riso washi viene ricavata dalla corteccia del gelso giapponese, e ha una bella struttura materica che offre una risposta alla luce molto interessante. Da questa ricerca, quasi per caso, ho individuato quella meraviglia della natura che e la foglia di Buddha disidratata. Un elemento naturale dalla struttura affascinante e delicatissima, che si sciupa solo a guardarla ma, una volta posta all’interno delle due lastre di vetro stratificato, diventa inattaccabile senza perdere il fascino della sua trasparenza e delicatezza. La tecnologia sviluppata da Cristal permette di inserire un decoro con vere foglie, anziché riprodurle con tecniche di stampa o processi di acidatura.
II suo lavoro progettuale per le porte si e evoluto con i vari modelli creati?
Si. In un primo momento, infatti, ho progettato porte con un legame stretto con la produzione precedente, utilizzando la lavorazione della vetrata per dare un segnale di rinnovamento nella continuità. Al contempo, procedevo con la mia analisi sui materiali naturali pregiati che potessero vivere e valorizzarsi in simbiosi con il vetro. Materiali delicati nell’aspetto e dalla consistenza rarefatta, come il tessuto di lino, la carta di riso e le foglie disidratate, dei quali si potessero gustare in trasparenza struttura e leggerezza, materie che, accomunate alla lavorazione in cui Cristal e maestra, acquistassero inalterabilità nel tempo.

foto. In Sentieri, l’effetto vedo non vedo si ottiene con la carta di posta tra due lastre di vetro stratificato di sicurezza. Nella foto le versione a battente con la struttura in legno laccato bianco.
Quale modello di porta le ha dato più soddisfazione?
Sicuramente Evoluzione, con le foglie di Buddha tra le lastre di vetro. Un modello da subito apprezzato dal pubblico che ne ha fatto, nel giro di pochissimo, la porta più venduta della collezione. Perché ha funzionato? E sicuramente una soluzione originale, ha elementi legati alla natura e quindi apprezzati da tutti, ha un aspetto delicato e non troppo appariscente, e non guasta il fatto che, con soluzioni tecniche appropriate, e anche uno dei modelli meno costosi.
Qual e la sua idea di design e del lavoro di designer?
II design dovrebbe concorrere, per quanto possibile, a rendere la vita più bella e confortevole, perché circondarsi di cose esteticamente gradevoli fa si che la vita percepita risulti migliore. E poi, i prodotti di design devono saper essere principalmente utili, funzionali e pratici da usare, facilitandoci. Per me progettare significa avventurarsi lungo un percorso ricco di stimoli, dove la continua elaborazione dell’idea di partenza può condurre a una manifestazione creativa inaspettata. Bisogna pero sempre cercare un equilibrio tra design e prodotto - due forze contrarie - rispettando la compatibilità con i cicli di lavorazione e il rapporto tra qualità e prezzo.
Da cosa trae ispirazione nel suo lavoro?
L’ispirazione viene spesso dalla combinazione di tecnologie e materiali nuovi. Mi affascinano molto le forme legate al passato: oggetti forgiati nel tempo dal loro utilizzo, soluzioni geniali nella loro semplicità che mi ricordano ciò che trovavo nelle case dei miei nonni.
Come definirebbe il suo stile?
Penso sempre che un qualsiasi progetto dovrebbe dare origine a oggetti durevoli, sia per la loro qualità sia per lo stile. Dovrebbero resistere al tempo e anzi, con il suo trascorrere, diventare sempre più piacevoli. Le linee che cerco sono rigorose ed essenziali, non amo gli eccessi o l’originalità a tutti i costi.
Anche i colori sono di preferenza tenui. Sono quelli che preferisce?
Si, prediligo sicuramente i colori neutri, che danno all’ambiente un aspetto luminoso, rilassante e rassicurante.
Come si immagina le porte del futuro?
Lineari, apparentemente semplici, ma con tanta tecnologia alle spalle che possa renderle ancor più funzionali e silenziose. A parte la questione estetica, che e determinante, sicuramente c’e molto da fare nella ricerca di nuove e più pratiche soluzioni di apertura e scorrimento. Sono convinto che le porte tenderanno a rappresentare sempre più un elemento d’arredo importante e che, essendo spesso scelte prima degli arredi, ne influenzeranno le scelte successive.
Con l’aumento di soluzioni open space nelle abitazioni, come vede il ruolo delle porte?
Penso a pareti scorrevoli che cambiano colore e trasparenza al bisogno. Porte che modificano volumi e utilizzo degli ambienti in base alle necessita del momento, per trasformare uno spazio da ampio e pubblico a uno più intimo e privato. Porte in vetro con una funzione simile a quelle giapponesi, elementi divisori scorrevoli che filtrano la luce e celano quanto basta, per creare intimità e privacy.
Vista la sua lunga attività nel comparto delle porle, lo ritiene stimolante?
E un mercato che, prima di conoscere Cristal nel 2004, non avevo preso in esame, ma che ora ritengo davvero interessante per l’evoluzione veloce che sta vivendo e per gli sviluppi creativi che ciò può comportare. Questo fermento e molto stimolante.
Quali criteri ritiene che debbano guidare il consumatore nella scelta di una porla?
Bisogna essere molto concreti, perché la porta deve rispondere a esigenze funzionali: a battente o scorrevole? Schermante o trasparente? Poi subentrano i gusti personali, lo stile che questa scelta può imprimere all’ambiente. Nell’ambito del gusto, una porta deve piacere a prima vista: deve farci innamorare. I consigli di un bravo professionista dovranno limitarsi a suggerire i criteri di accostamento con colori e materiali eventualmente gia presenti nell’ambiente.
Esiste una maniglia ideale per ogni porta?
Probabilmente si, anche se nella pratica l’abbinamento viene spesso aggiustato in funzione dello stile e dei materiali presenti nella casa. D’altro canto l’arredamento e come una ricetta, in cui i vari ingredienti si devono amalgamare e accostare in maniera perfetta, attraverso un’alchimia non codificabile.
