Bauhaus

Il Bauhaus come stile di vita
di Antonio Guiotto
È il 1919, siamo in Germania a Weimar, la Prima Grande Guerra si è conclusa da poco,e in uno dei paesi sconfitti, come questo si assapora un clima di tensione interna, e proprio a Weimar, comincia quello che poi fu il destino dell’Europa fino alla caduta del Muro di Berlino, ma questa è un’altra storia.Perché accenno alla Repubblica di Weimar? Semplicemente perché fu in quella città, capitale della Turigia, che cominciò qualcosa.
Un architetto di nome Gropius, aveva un sogno, ed era quello di fondare una nuova scuola, di arti e mestieri, dove le varie discipline potevano convivere, per dare vita a qualcosa che oggi è considerato uno dei movimenti più importanti del secolo scorso; il Bauhaus.

Il concetto di fondere tutte le arti per creare qualcosa di perfetto non è stata un’invenzione di Walter Goprius, il quale si basava sull'idea di Bruno Taut, che già nel 1918 teorizzava la partecipazione di tutte le arti e le discipline, per raggiungere una profonda unità culturale, anche se, sarebbe bene parlare di un’altra persona, quale inventore di questo spirito collaborativo, perché, le origini di un’opera d’arte totale, è si un vizio teutonico, ma viene da Richard Wagner, e dal suo sogno di Gesamtkunstwerk, letteralmente Opera d’Arte Totale, per l’appunto, pensato in principio per un'applicazione teatrale e sviluppato poi anche assieme agli amici della Secessione Viennese, ma anche questa è un’altra storia.
Vengono individuati degli edifici, e successivamente gli insegnanti, tutti di fama internazionale, che potessero portare gli studenti a concepire opere, progetti, idee, nati dalla collaborazione di vari settori, come l’architettura, l’artigianato, la grafica, la pittura, la fotografia e il disegno industriale.
Tutto comincia per il meglio, le idee ci sono, la volontà di creare qualcosa di nuovo, c’è, e i fondi pure, ma come in ogni storia che si rispetti, ci dev’essere un impedimento per rendere questo grande movimento più interessante.
Il nemico del Bauhaus, fu la destra nazionalista della Germania di quel tempo, che accusava Gropius di essere un comunista e la scuola, un covo di dissidenti politici contro la Nazione, probabilmente Gropius aveva idee di sinistra, ma quello che contava era lo spirito rivoluzionario, e più che politico, sicuramente intellettuale e culturale.
Il Bauhaus, tagliava con il passato, per progettare qualcosa che fosse nuovo, che potesse nascere da se, senza partire da ciò che era già stato fatto. Il terzo Reich, si oppose a Gropius, pensando prima a spostare la sede della scuola, da Weimar a Dessau, e più che un impedimento vero e proprio, fu l’occasione per Gropius, di poter progettare il nuovo edificio, ma con il tempo dovette cedere alle pressioni, e si dovette dimettere; nel 1928, la scuola fu diretta prima da Hannes Meyer e successivamente da Ludwig Mies van der Rohe, fino alla chiusura definitiva, nel 1933.
Tra il 1919 e il 1933, nella scuola, nonostante gli impedimenti politici, accadde qualcosa.Con le differenti direzioni mutarono le varie impronte, che nel tempo divennero sempre più tecnicistiche, e sempre meno estetiche.

Molti furono gli insegnati rubati al mondo dell’arte dell’epoca, come Piet Mandrian, Vasilij Kandinkij, Paul Klee e Moholy Nagy, famoso per essere stato uno dei protagonisti del movimento Dada, e che per il Bauhaus, e per tutte le scuole successive, in Europa e nel resto del mondo, fu il precursore del moderno corso di Basic Design, che a tutt’oggi è uno dei corsi fondamentali delle facoltà di Architettura e Industria Design. Il Bauhaus, è diventato il sinonimo di funzionalismo e razionalismo, è stata la base del significato moderno di design e architettura, il suo spirito si basava semplicemente sulla collaborazione interdisciplinare, considerando ll’evoluzione tecnologica come spinta e valore aggiunto.
Molto di ciò che conosciamo ha preso spunto dal Bauhaus, sia come stile, che come concetto di base, ciò che forse abbiamo perso, è l’affiatamento tra le diverse discipline, improntando l’idea di progetto come la creazione di qualcosa che viene dalla mente di un unico genio limitato al proprio settore, anche se forse l'idea di collaborazione interdisciplinare, non è morto del tutto, e la sua scarsa applicazione non è da attribuire alle scuole o alle istituzioni, ma ai singoli individui, che pensano più al successo individuale, piuttosto che al bene comune della società.
Forse il Bauhaus, dovrebbe essere più uno stile di vita da adottare che un movimento culturale da studiare.
